Cultura
Storie di ripicche, invidia, tibie, crani e gelosia
di Sandro Moiso Giulio Passerini, Inimicizie letterarie, Italo Svevo Edizioni, Trieste 2025, pp. 141, 16 euro «Tutto è pronto, signore e signori, benvenuti. State per assistere, su queste pagine, ad alcuni dei duelli più celebri della storia della letteratura.» (Giulio Passerini) «Tutte le volte che leggo Orgoglio e pregiudizio mi viene voglia di disseppellire Jane Austen e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia.» (Mark Twain) «L’unico scrittore buono è quello morto.» (Marco Rossari) Se qualcuno è ancora convinto che letterati e intellettuali vivano in una sorta di eburnea torre in cui l’arte, “quella vera”, si distacchi dalle miserie del viver quotidiano dovrebbe assolutamente leggere questo libello colto, ironico e molto, molto divertente dato alle stampe da Giulio Passerini in una collana che già fin dal nome, «Biblioteca di letteratura inutile», riassume magnificamente il gioco che si nasconde dietro ad ogni invenzione letteraria.
Alla faccia dell’impegno civile, morale e artistico che troppo spesso viene sbandierato per promuovere articoli di bassa qualità oppure semplicemente prodotti animati da ben altre intenzioni. Magari ben etichettati, ma sempre e comunque “prodotti da bancone” per la società mercantile e dello spettacolo ininterrotto, in cui la “novità”, spesso soltanto pretesa, non costituisce altro che una dicitura da stampigliare sulla copertina, esattamente come “bio”, “vegan” oppure “senza olio di palma” sugli alimenti confezionati in gara tra di loro per attirare lo sguardo dei consumatori confusi dalle merci tra i banchi dei supermercati.
In fin dei conti, proprio uno degli autori coinvolti nelle polemiche riassunte dal testo di Passerini, Filippo Tommaso Marinetti, nel Manifesto Futurista del 1909, aveva osservato, a proposito dei musei, ma il paragone può ben funzionare anche per gli oggetti cartacei esposti nelle librerie: «Musei: cimiteri!… Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti!» Ecco, qui sta il punto, esseri odiati oppure volutamente ignorati che, apparentemente si rivolgono finti e manierosi salamelecchi nei salotti della cultura, un tempo privati e oggi, almeno nel paese dei rigattieri, televisivi; ma che in realtà si odiano e disprezzano sinceramente.
Permettendo così, soprattutto per il passato, anche se recente, a Passerini di divertirsi a scoperchiare una pentola, se non un vero e proprio vaso di Pandora in cui, in nome di arte, letteratura ma anche di corna e tradimenti, gelosie e invidie, giacciono giudizi, recensioni e affermazioni spesso violente e tremende. Giudizi radicali, talvolta condivisibili, ma molto più spesso no, anche soltanto per buon senso, e pregiudizi di genere, tutt’altro che di carattere politico, come molti si immaginano che sia, dimenticando di mettere in conto che la “politica” non è altro che uno dei caratteri della sovrastruttura che vorrebbe dare un ordine (senso?) alla società.
Sapete come si dice, no? Verba volant, scripta menant: quando cominciano a volare parole grosse niente di meglio di un bell’insulto scritto per colpire e far male.
E chi meglio di un artigiano delle parole potrebbe comporre i migliori insulti che abbiate mai sentito? Tutto è pronto, signore e signori, benvenuti.
State per assistere, su queste pagine, ad alcuni dei duelli più celebri della storia della letteratura. I più grandi scrittori di sempre si sfideranno per difendere il proprio onore, la propria donna, i propri scritti e per i motivi più futili e ridicoli fra cui anche la sessualità di un cane1.
Che tra Faulkner e Hemingway, Márquez e Vargas Llosa, D’Annunzio e Marinetti non corresse buon sangue è cosa nota. Meno celebri, forse, i dispetti tra Ungaretti e Bontempelli, gli scambi velenosissimi tra Pitigrilli e Amalia Guglielminetti, l’odio ostinato tra Roth e Franzen, Bolaño e Pérez-Reverte, Capote e Kerouac, e non solo.
Anche se restano esclusi i conflitti di Pier Paolo Pasolini con Manganelli e Goffredo Parise, con il quale fece addirittura a pugni, come ci ha recentemente ricordato Gianluigi Simonetti2. Occorre però anche ricordare, come non manca di fare l’autore, che anche l’insulto costituisce un’arte, anzi, secondo il letterato cinese Liang Shiqiu, una fra le più nobili tra quelle marziali.
Poiché come per il judo o il karate, «il suo esercizio è sottomesso allo studio di una dottrina e solo successivamente alla sua messa in pratica. L’attacco implacabile e la frase esatta sono infatti frutto di studio e non di semplice esercizio».
Infatti, come afferma ancora Passerini, «un insulto degno di questo nome è […] un gesto ispirato dell’arte, non la ripetizione di un esercizio provato e riprovato mille volte». Anche se ciò non toglie che l’arte dell’insulto abbia le sue regole e la sua dottrina.
Ecco dunque le cinque regole per una buona lite letteraria: 1.
Per disprezzare devi prima assaggiare: conosci le opere del nemico tuo come le tue tasche. 2.
Sfida solo chi è al tuo livello, meglio se ha venduto più copie di te (l’invidia è considerata sempre un’ottima attenuante). 3.
Prendersela con un morto è valido solo nel caso in cui abbia il canone mondiale dalla sua parte e il cadavere sia freddo, diversamente non avrai speranze. 4.
Ingegno ed eleganza sono armi improprie, non essere così stupido da non usarle. 5.
Non cercare la lite per motivi diversi dall’invidia, il tuo ego, l’odio personale o l’amor di realtà. Sono tutte ottime ragioni3.
Così gli insulti, i duelli e le liti scoppiate per motivi più o meno futili non sono certo mancati nel corso della storia della letteratura. I giudizi poco lusinghieri di Mark Twain su Jane Austen sono ormai entrati nel canone così come le intemperanze di Hemingway, Norman Mailer o Gore Vidal.
E ancora andranno ricordati i duelli di Tolstoj, Dumas e Proust e le scazzottate di Marinetti, Kerouac e Bukowski. Quanto ai giorni nostri impossibile non fare i nomi di polemisti di razza come Franzen, Bret Easton Ellis e Houellebecq.
E i lettori non sono da meno. Nel 2011 due fan di Melville sono stati arrestati a Los Angeles per aver malmenato un seguace di Joyce in seguito ad alcune divergenze letterarie4.
Qui, però, il recensore, ancora fresco di memoria degli insulti e delle ridicole polemiche che hanno accompagnato la recentissima e altrettanto farsesca campagna referendaria su ambo i lati del “fronte”, si ferma, per non togliere al lettore il piacere di affrontare le pagine di una strana, divertente, colta e feroce storia delle dispute della letteratura mondiale. Considerato che tra le sue pagine si agitano le manie persecutorie e le prevaricazioni censorie di autori quali Truman Capote, Jack Kerouac, William Faulkner, Ernest Hemingway, Jonathan Franzen, Philip Roth, Gustave Flaubert, George Sand, Tom Wolfe, Gabriel García Márquez, Mario Vargas Llosa, Salman Rushdie, John le Carré, Paulo Coelho, James Joyce, Roberto Bolaño, Arturo Pérez-Reverte, Isabel Allende, Pamela Lyndon Travers, Norman Mailer, Gore Vidal, Jennifer Egan, Jennifer Weiner, Umberto Eco, Ken Follett, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Eduard Limonov, Fëdor Dostoevskij, George Bernard Shaw, William Shakespeare, V.S. Naipau, Paul Theroux, Mark Twain, Jane Austen,e Antonia Byatt, Margaret Drabble, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Vladimir Nabokov,i Stephen King, James Patterson, Michel Houellebecq, Giuseppe Ungaretti, Massimo Bontempelli, Amalia Guglielminetti, Pitigrilli e Salvatore Quasimodo.
G. Passerini, Inimicizie letterarie, Italo Svevo Edizioni, Trieste 2025, p. 11. ↩ G. Simonetti, In opere e inimicizie la fuga di Pasolini dallo stile medio, in «tuttolibri» n° 2459, supplemento a «La Stampa» del 20 settembre 2025 ↩ G. Passerini, op. cit., pp. 13-14. ↩ Ibidem, pp. 14-15. ↩