Politica
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (3)
Il sospetto dei “fratelli” – che hanno deciso di denunciare le infiltrazioni criminali, in Sicilia e Calabria, dopo l’arresto del medico personale di Matteo Messina Denaro – ha messo in moto un conflitto inarrestabile tra i due schieramenti interni al Grande Oriente d’Italia (Goi). Leo Taroni, il candidato che alle elezioni del 3 marzo del 2024 è risultato vincitore ma è stato “deposto” prima di essere proclamato nuovo Gran Maestro del Goi, ha denunciato alla procura di Roma l’inquinamento di diverse logge massoniche.
Nell’atto di querela-denuncia, si legge: “Quel che si rileva in questa sede è evidenziare lo sgomento generato nei fratelli dalla evidente collusione con frange della criminalità organizzata basata in Sicilia, ma soprattutto in Calabria e nelle regioni a sua volta infiltrate da tale criminalità.
Tale sgomento ha generato, nel Goi, un virulento utilizzo della giustizia massonica che ha colpito, attraverso lo strumento della ‘Tavola d’Accusa’ chiunque non fosse allineato con i dettami della dirigenza, ovvero avesse – legalmente e con gli strumenti previsti dal carattere iniziatico della Istituzione – evidenziato un parere discordante, ovvero fosse – unicamente – in antipatia al gruppo di potere. Ciò ha causato – nell’ultimo anno – numerosissime espulsioni dal Goi, o condanne alla censura solenne con tre anni di interdizione dalle cariche di loggia con l’aggravio della condanna alla rifusione delle spese legali (variabili da mille a tremila euro) per ogni procedimento, con l’unico assunto di aver violato le norme del Goi per aver espresso le proprie opinioni”.
Naturalmente, rileva Taroni, il medico personale di Matteo Messina Denaro, il “fratello” Tamburello, “non ha subito alcuna reprimenda”. Tra le logge poste all’attenzione della procura di Roma, denunciate da Taroni, “spicca la Loggia Conoscenza n. 1432 nel cosiddetto ‘Oriente di Roma’, cioè la circoscrizione territoriale equivalente alla regione in cui è divisa la struttura del Goi”.
“In tale Loggia gli affiliati di origine calabrese superano il 75% del totale su circa 90 iscritti. In tale loggia risultano iscritti, oltre ai soliti avvocati e medici, anche ufficiali delle Forze armate e della Guardia di finanza e dei Carabinieri, prelati, giornalisti, dipendenti pubblici di grado apicale, imprenditori e pseudo tali, politici e lobbisti, editori, pronti a prestare le loro ‘conoscenze’ ed i loro servigi al Direttivo del Goi e a chiunque ne faccia richiesta, anche dietro esborso di somme di denaro”.
Chiosa il denunciante: “Insomma un centro di potere.
Qualcosa di simile alla vecchia P2”. Se diventa pubblico l’elenco degli iscritti a questa loggia, cosa faranno i ministri della Difesa e della Finanza, l’Ordine dei giornalisti, lo stesso Vaticano?
E la politica come reagirà?”. Il denunciante attacca a testa bassa:
“Alla loggia ‘Conoscenza n. 1432’ appartiene, tra gli altri, l’avvocato Domenico detto Mimmo Bellantoni, figlio di Don Ugo. Mimmo Bellantoni è l’attuale presidente della Corte Centrale, massimo organo di giurisdizione domestica del Goi, che, oltre che formare i collegi giudicanti (e quindi anche quello della sezione elettorale), ben volentieri ‘aggiusta’ in un senso o nell’altro i procedimenti massonici, in base alle esigenze più disparate”.
“A tale Loggia sono affiliati come ‘Fratelli Onorari’ il dottor Stefano Bisi, il signor Antonio, detto Tonino Seminario, il signor Giuseppe Trumbatore, l’avvocato Sergio Monticone, tutti facenti parte della Giunta del Goi, nonché ‘Don’ Ugo Bellantoni”. “La loggia Conoscenza viene fondata nel gennaio del 2013 e nel 2023 ha festeggiato presso l’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, il decennale dalla Fondazione.
In tale occasione, nel corso di una sfarzosa serata, il Gran Maestro (all’epoca) Stefano Bisi, ebbe a denominare la Loggia Conoscenza come ‘i Corazzieri del Goi’ per la fedeltà e l’abnegazione mostrata”. “Forse sarebbe meglio denominarla ‘i pretoriani del Goi’.
A detta Loggia è concesso il privilegio di organizzare il servizio d’ordine in occasione della Gran Loggia (i cosiddetti ‘questori’, figura che non si rinviene né nella Costituzione, né nel Regolamento dell’Ordine), e che sono alle dipendenze dirette del Gran Maestro ovvero al servizio del ‘miracolato di turno’ che, fiero di far parte della Corte del Gran Maestro, ha usufruito del Grembiule di Gran Sovraintendente”. “Di fatto in tale Loggia albergano soggetti provenienti dall’entroterra di Vibo, di Lamezia Terme, di Rosarno, di Palmi, a dimostrazione che il ‘fattore territoriale’ è ampiamente diffuso.
Peraltro in tale Loggia risultano essere affiliati anche soggetti che hanno riportato condanne penali – per fatti non colposi – o sottoposti a procedimenti penali di una certa rilevanza, ovvero appartenenti a famiglie malavitose di spicco del vibonese”. “Il trovare rifugio nel Goi targato Calabria è sintomatico di chi ha necessità di dissimulare la propria essenza”.
Ma che ruolo svolge Vibo Valentia, nella massoneria calabrese, compromessa con i poteri criminali? Lo denuncia molto chiaramente il già Maestro e Sovrano Gran Commendatore dell’Associazione “Rito Scozzese antico e accettato” (Rsaa), Taroni, nella denuncia alla procura di Roma.
“Occorre premettere che Vibo è la patria di Ugo Bellantoni, definito da tutti ‘Don Ugo’, a voler sottolineare l’autorevolezza di tale soggetto in un ambito ben circoscritto e a tutti noto. Don Ugo è persona temuta da tutti”.
“Bellantoni, già componente di Giunta (governo Goi), componente del Supremo Consiglio del Rito Scozzese, è l’unico a detenere contemporaneamente il titolo di Gran Maestro Onorario e di Sovrano Gran Commendatore onorario nell’Associazione Rsaa. Esiste un unico precedente.
Tal Giuseppe Garibaldi”. In pratica, nelle elezioni del Gran Maestro del 2024, il candidato “calabrese” Antonio Seminario, sostenuto dal Gran Maestro uscente, Stefano Bisi, ha potuto contare non solo sui 1.500 voti dei “fratelli” delle logge calabresi, ma anche dei calabresi presenti nelle logge delle altre regioni.
Ancora Taroni: “Fortissima è la presenza di soggetti di origine calabrese inseriti in ruoli anche apicali nel Goi che mantengono, per natura e interesse, legami fortissimi con la terra natia”.
“Ciò è dovuto alla fortissima influenza esercitata da Don Ugo Bellantoni a piè di lista della loggia Michele Morelli di Vibo. La stessa loggia nella quale tra gli oltre 120 fratelli appare il nome di Giancarlo Pittelli e di numerosi altri inquisiti”.
L’avvocato Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia, è in carcere per collusione con la ’ndrangheta. Anche Ugo Bellantoni è stato inquisito per concorso esterno alla mafia dalla procura di Catanzaro, allora guidata da Nicola Gratteri.
Scriveva la procura, alla fine del 2019, che “Don Ugo” era indagato “per aver messo a disposizione del clan il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati e la conseguente solida e affidabile rete di contatti alla quale poteva ricorrere in quanto esponente rilevante della massoneria vibonese”, ma nel procedimento calabrese la posizione di Ugo Bellantoni viene archiviata. Nella foto:
Leo Taroni, vincitore, poi deposto, alle elezioni del Gran Maestro del Goi del 2024 L'articolo Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (3) proviene da Terzogiornale.