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Giovedì 30 aprile 2026 ore 13:54

Politica

Basta odio. Si può invece sconfiggere le idee contrarie con la discussione, non con l’ignoranza

Giovedì 30 aprile 2026 ore 12:47 Fonte: Strisciarossa
Basta odio. Si può invece sconfiggere le idee contrarie con la discussione, non con l’ignoranza
Strisciarossa

Ci sono riusciti. Anni di predicazione di odio, di esaltazione dell’intolleranza, di rivitalizzazione di concetti che si credevano seppelliti dall’ignominia della storia, di umiliazione del sapere in nome dell’arroganza, hanno centrato l’obiettivo.

Dapprima il fenomeno si è impossessato dei social, strumento nato in teoria per favorire i rapporti ed annullare le distanze, trasformato ben presto in una tribuna di urlatori ossessi, per lo più anonimi, dediti alle offese più brutali, pronti ad allinearsi dietro i manipolatori seriali, incapaci sia di intendere un linguaggio meno che semplificato che di affrontare un confronto di idee e contenuti. La semplificazione che nega la complessità del reale Foto Stefano Ronchini / IPA Alla fogna informatica si è allineata un certo tipo di stampa, quella che predilige i titoli eruttati dalla pancia alla ragionata analisi dei fenomeni e dei fatti.

A ruota si è mossa la politica; non più meditata progettualità basata sul confronto ed il compromesso ma fomento di divisione, la semplificazione e lo slogan assurti a metodo di comunicazione che nega la complessità del reale. Questa inondazione di urla scomposte e irrazionalità è ora tracimata invadendo le strade e le piazze.

Non parlo dei black-block di varia natura e colore che, per citare Guareschi, possono essere classificati nel novero delle “zucche senza sentimento”, quanto piuttosto delle tante persone “normali” che scelgono la violenza al posto del dialogo, la forza al posto del confronto. Dal 25 aprile ad oggi gli episodi si susseguono.

La festa della liberazione dal nazifascismo dovrebbe essere per sua natura inclusiva, una festa arcobaleno nella quale tutti i colori, tranne il nero, sono ammessi proprio in ragione del contributo di tante diverse idealità alla guerra contro il regime mussoliniano e il suo alleato nazista. Eppure i cortei invece che unire si dividono, ciascuno a rivendicare una purezza maggiore rispetto all’altro e nei confronti dell’ideale dell’antifascismo che non ha, non dovrebbe avere, altro colore che quello della libertà.

Troppe divisioni, poche riflessioni In nome della purezza si caccia la Brigata Ebraica, al cui interno per altro si è ritenuto coerente con ciò per cui si manifestava esporre ritratti di Trump e Netanyahu con corredo di bandiere dello Stato di Israele. A Bologna si è impedita ad un signore di oltre ottanta anni la partecipazione alla manifestazione perché recava accanto alle bandiere italiana ed europea quella ucraina, gesto con il quale qualcuno si è arrogato unilateralmente un giudizio negativo sulla resistenza ucraina all’invasione russa, il che fa a cazzotti con l’idea stessa della giornata che si andava a celebrare.

A Roma poi un giovane appartenente alla comunità ebraica ha ferito, sparando con una pistola ad aria compressa, due manifestanti che indossavano il fazzoletto dell’ANPI rivendicando i diritti del sionismo. A Milano una persona ha strappato i manifesti che informavano del corteo in memoria di Sergio Ramelli ed è stato subito raggiunto e picchiato da esponenti dei movimenti di estrema destra.

Verrebbe da dar ragione a Luca Bottura che la definisce una “parodia di guerra civile tra deficienti”. Purtroppo la sensazione è che ci sia di peggio.

Fermiamo la perdita di memoria storica Presidio di fronte alla Basilica di San Paolo a Roma in solidarietà con le due persone aggredite durante il corteo del 25 aprile. Foto di Matteo Nardone / IPA Anzitutto una perdita della memoria storica, agevolata da una disastrosa svalutazione della conoscenza in nome dell’efficienza tecnologica, che alimenta ignoranza e confusione.

Le cronache riferiscono dell’esistenza a Roma di gruppi organizzati anti pro-Pal che si definiscono sionisti e si battezzano cin il nome di caduti del fascismo, ovvero di sostenitori di quel regime che ha firmato le leggi razziali e seguito la follia hitleriana dello sterminio. E che dire di quelli che hanno pronunciato offese irripetibili contro la Brigata Ebraica?

Sanno davvero costoro cosa è stata la Shoah? E chi ha strappato i manifesti di Ramelli ha idea di cosa siano stati quegli anni, con tanti giovani caduti, a sinistra e a destra, tra i carabinieri e i poliziotti, su di un fronte di contrapposizioni con ogni probabilità costruite a tavolino dagli abili burattinai del potere intenti a garantirsi lo status quo?

Comtinuiamo a farci domande Il rifiuto della complessità e dell’analisi di contesto (quello evocato da Massimo Adinolfi su Repubblica del 29 aprile) possono essere all’origine della violenza. Certo questo fa comodo a chi aspira a costruire consenso sul senso comune, “il miglior sostituto del pensiero” lo definisce Adinolfi che aggiunge che serve ”…per non pensare o per non vedere, per non farci troppe domande su quel che pensano gli altri e persino su quel che pensiamo noi stessi”.

Inseguire il vuoto per riempirlo con un analogo nulla di altro colore non ci salverà dalla discesa negli inferi della reciproca incomprensione, un altro modo per distruggere la democrazia. Per salvarla e salvarci da peggiori derive non esiste alternativa a quella contenuta in questa frase:

“O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza” .

Firmato Ernesto Guevara de la Serna, detto Che. L'articolo Basta odio.

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