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Supremazia bianca

Lunedì 20 aprile 2026 ore 06:31 Fonte: MicroMega
Supremazia bianca
MicroMega

Le narrazioni usate dall’estrema destra del terzo millennio spiegate parola per parola. Un progetto di ARENAS ideato e coordinato da Steven Forti.   *** L’espressione white supremacy (letteralmente “supremazia bianca”) è apparsa spesso nei titoli di giornale dell’ultimo decennio, a dimostrazione della sua rilevanza e dei rischi che comporta.

Le indagini seguite all’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, per esempio, hanno rivelato che alcuni individui e gruppi coinvolti mantenevano legami documentati con il suprematismo bianco. L’ideologia della white supremacy ha anche ispirato direttamente atti di terrorismo come gli attacchi di Anders Breivik in Norvegia nel 2011, l’omicidio della deputata inglese Jo Cox nel 2016, la manifestazione “Unite the Right” del 2017 a Charlottesville, la sparatoria nella moschea di Christchurch in Nuova Zelanda nel 2019 e quella di Hanau in Germania nel 2020.

Questi esempi illustrano la portata globale e le conseguenze mortali delle narrazioni suprematiste bianche. Non a caso, dal 2016 diverse agenzie di intelligence occidentali, tra cui l’MI6 e la Cia, considerano il terrorismo suprematista bianco una minaccia più grave della violenza estremista islamica.

Sebbene non sia un fenomeno nuovo, la sua logica di base è rimasta coerente nel tempo. A essere cambiati sono i meccanismi attraverso i quali questa narrazione circola e influenza la società.

Nell’era contemporanea, l’ideologia suprematista bianca – che può andare da atti apertamente violenti e gruppi organizzati che incitano all’odio a forme più sottili come pregiudizi che perpetuano le disuguaglianze razziali – si diffonde sempre più attraverso gli ecosistemi online, passando da oscuri siti web marginali ai social media mainstream, dove possono essere riproposti e amplificati per radicalizzare un nuovo pubblico[1]. Questa trasformazione digitale ha reso il suprematismo bianco più decentralizzato, interconnesso e difficile da monitorare e contrastare.

Ne sono esempio l’Active Club Network, una rete transnazionale di gruppi suprematisti concentrati sull’addestramento al combattimento, nella convinzione che ciò sia necessario per fermare quello che chiamano “genocidio bianco”, e The Base, un’organizzazione neonazista internazionale che ha messo in piedi una rete di addestramento paramilitare.   *** Ma cosa significa realmente l’espressione white supremacy? In sostanza, è la convinzione che i bianchi siano intrinsecamente superiori alle persone di altre “razze”, in termini sia di capacità sia di carattere morale.

Questa ideologia è alla base di diverse teorie cospirative, in particolare il già citato genocidio bianco o la Grande Sostituzione, che sostengono che l’esistenza e la sopravvivenza delle popolazioni bianche siano deliberatamente minacciate. Quest’idea può essere rintracciata in varie forme in Europa fin dall’Ottocento.

Nella sua versione moderna è stata articolata in modo più chiaro all’inizio degli anni Dieci di questo secolo dallo scrittore francese Renaud Camus, che ha inquadrato l’immigrazione e i cambiamenti demografici come una minaccia esistenziale alla cultura e all’identità occidentali. Queste teorie del complotto sostengono che esista un piano, spesso attribuito alle élite ebraiche, ai governi liberali o alle popolazioni non bianche, per eliminare i bianchi e indebolire la cultura occidentale.

Ciò avverrebbe attraverso l’immigrazione di massa, le politiche multiculturali e i matrimoni interrazziali. Utilizzando termini forti come “genocidio” o “sostituzione”, queste narrazioni cospirative descrivono i normali cambiamenti demografici e sociali come una grave minaccia razziale e presentano l’”autodifesa” violenta come una risposta necessaria e giustificata.   *** Le narrazioni legate alla white supremacy hanno profonde radici storiche.

L’idea della superiorità bianca è stata riciclata e adattata per secoli per giustificare il potere, trasformandosi da giustificazione pseudo-scientifica della colonizzazione in ideologia decentralizzata online[2]. Le mutazioni che l’hanno interessata sono fondamentali per spiegarne la persistenza.

Nel XVIII e nel XIX secolo, mentre le potenze europee espandevano i propri imperi coloniali, pensatori come il biologo svedese Carlo Linneo e lo scrittore francese conte Joseph Arthur de Gobineau svilupparono complesse tassonomie razziali. Secondo Linneo, l’Homo sapiens era diviso in europei (bianchi), africani (neri), asiatici (gialli) e americani (rossi), con gli europei dalla pelle chiara descritti come civilizzati e intelligenti e gli africani neri come pigri e selvaggi.

Per Gobineau, l’umanità era divisa in tre “razze” principali – bianca, gialla e nera – che classificava in base all’intelligenza percepita, alla moralità e alla capacità di civilizzazione, ponendo la “razza” bianca al vertice e la “razza” nera al fondo. Queste tassonomie servivano a fornire una giustificazione scientifica al colonialismo, alla tratta transatlantica degli schiavi, alle pratiche eugenetiche (come i programmi di sterilizzazione nei paesi nordici) e al trasferimento delle popolazioni indigene.

E plasmarono gli Stati Uniti, dove l’idea della white supremacy si radicò profondamente nelle strutture sociali e politiche. Dopo la fine ufficiale della schiavitù, nel 1865, il suprematismo si manifestò nella nascita di gruppi come il Ku Klux Klan e nel cosiddetto sistema Jim Crow, un insieme di leggi che impose la segregazione razziale per quasi un secolo[3].

In Europa, si concretizzò nella creazione degli imperi coloniali e nel razzismo scientifico, facilitando poi la nascita dell’ideologia fascista. I movimenti fascisti attinsero infatti alle idee razziali circolate in precedenza, collegando la forza nazionale all’unità razziale e all’omogeneità culturale.

Nell’Italia fascista, le ambizioni imperiali e le leggi razziali riflettevano la convinzione della superiorità nazionale ed europea. L’ideologia fascista spesso descriveva le minoranze come una minaccia all’unità e alla purezza della nazione.

Idee, queste, che furono ulteriormente sviluppate dalla Germania nazista, dove l’ideologia razziale divenne centrale nella politica del regime, con gli esiti che conosciamo.   *** Il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale vide l’ascesa del movimento per i diritti civili e dei movimenti di indipendenza anticoloniali in Africa e Asia, i quali riuscirono a risignificare la white supremacy come una violazione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Cambiamenti codificati nel diritto internazionale con strumenti come la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965).

Che non hanno però eliminato le narrazioni suprematiste bianche. Screditato socialmente e politicamente il razzismo biologico esplicito, il suprematismo bianco subì una significativa metamorfosi.

Nella seconda metà del Novecento emersero nuove strategie. Termini apparentemente neutri dal punto di vista razziale come “diritti degli Stati” o “legge e ordine” cominciarono a fare appello in modo più sottile alle ansie razziali, preservando le gerarchie sociali esistenti senza ricorrere a una retorica apertamente razzista[4].

I ricercatori descrivono questo fenomeno come “razzismo color-blind”, letteralmente “razzismo cieco al colore della pelle”. Questo concetto indica una forma di disuguaglianza razziale che è normalizzata e integrata nelle istituzioni, piuttosto che essere dichiarata apertamente[5].

In Europa, la Nouvelle Droite, un movimento intellettuale francese di stampo neofascista emerso alla fine degli anni Sessanta, passò da spiegazioni biologiche della differenza a spiegazioni culturali, promuovendo il cosiddetto “etno-differenzialismo” per preservare identità culturali distinte piuttosto che fare esplicitamente riferimento a gerarchie razziali. Detto ciò, i movimenti suprematisti bianchi hanno continuato a esistere anche durante la Guerra fredda.

Negli Stati Uniti, il gruppo Aryan Nations, fondato nel 1974, ha promosso per decenni l’ideologia neonazista, prima che nel 2001 l’Fbi lo classificasse come minaccia terroristica. Ancora alla fine del secolo scorso, numerosi gruppi neonazisti e neofascisti sia europei sia statunitensi continuavano a propugnare e a fare ricorso alla violenza.

Uno degli attacchi più significativi compiuti dai suprematisti bianchi è stato l’attentato di Oklahoma City del 1995, ad oggi l’atto di terrorismo interno più grave della storia statunitense. E il suprematismo bianco è tuttora vivo e vegeto.

Ne sono un esempio negli Stati Uniti i Proud Boys, una milizia di estrema destra nota per promuovere l’occidentalismo sciovinista, il razzismo e il nazionalismo bianco. O, in Europa, il Movimento di resistenza nordico, organizzazione neonazista fondata in Svezia nel 1997 da preesistenti gruppi suprematisti bianchi, come la Resistenza ariana bianca, e successivamente allargatasi in Norvegia, Finlandia, Islanda e Danimarca, designata nel 2024 dal Dipartimento di Stato Usa (assieme a tre dei suoi leader) come organizzazione “terrorista globale”.   *** La trasformazione più recente delle narrazioni suprematiste bianche è arrivata con la rivoluzione digitale.

Gli spazi online – che facilitano la riproduzione, l’adattamento e la diffusione di contenuti in modi prima inimmaginabili – hanno infatti fornito un’infrastruttura globale e decentralizzata per la diffusione e l’amplificazione di queste narrazioni. Che ora circolano a livello transnazionale con una facilità senza precedenti.

Il manifesto scritto dall’autore della sparatoria di Christchurch in Nuova Zelanda, ad esempio, è stato citato da altri estremisti e ha influenzato successivi attacchi in giro per il mondo, tra cui la sparatoria del 2022 a Buffalo, nello Stato di New York. I forum online in più lingue traducono e adattano le narrazioni principali per affrontare specifiche questioni, come l’immigrazione in Europa, i cambiamenti demografici in Nord America o la proprietà delle terre in Sudafrica.

La teoria del complotto del “genocidio bianco” è stata per esempio applicata anche agli afrikaner, i discendenti dei coloni olandesi, tedeschi e francesi che in Sudafrica costituiscono un gruppo culturale e linguistico distinto. Questa narrazione descrive le riforme agrarie in atto come minacce esistenziali alla loro comunità, una rappresentazione che ha acquisito maggiore visibilità grazie all’appoggio che le hanno dato figure associate all’amministrazione Trump, nonché lo stesso presidente Usa.

L’ecosistema digitale interconnesso consente dunque la radicalizzazione attraverso la propaganda prodotta in un altro paese, dimostrando l’evoluzione del suprematismo bianco in un’ideologia estremista senza confini.   *** In definitiva, le narrazioni inerenti la white supremacy sono altamente adattabili, transnazionali e versatili[6]. Nel corso del tempo, hanno subìto continue trasformazioni in risposta ai mutamenti dei contesti sociali e politici – dalla pseudoscienza coloniale alle leggi Jim Crow, dalla retorica politica codificata alle cospirazioni virali online – mentre la loro funzione fondamentale è rimasta la medesima: legittimare la gerarchia razziale e sostenere il dominio bianco.

A essere cambiato è il modo in cui queste narrazioni circolano. Sono passate dai decreti ufficiali e dai manifesti stampati alle reti online criptate, dove teorie come quella del genocidio bianco possono essere tradotte e diffuse istantaneamente in tutti i continenti.

Questa adattabilità duratura, unita alla rapida diffusione globale della comunicazione digitale, fa sì che quella della white supremacy rimanga una narrazione persistente che si diffonde e circola non solo tra attori marginali ed estremisti, ma anche tra figure influenti. Elon Musk, ad esempio, da anni diffonde l’idea che la “razza” bianca sia in declino, un’idea che negli ultimi mesi ha acquisito nuova intensità, in particolare grazie a un suo tweet di inizio 2026:

“I bianchi sono una minoranza in rapida estinzione”, ha cinguettato l’uomo più ricco al mondo. Un tweet che non a caso è stato apprezzato e commentato nientemeno che da Renaud Camus, il padre della fantasia cospirazionista della Grande Sostituzione.

Il glossario dell’estremismo di destra, ideato e coordinato da Steven Forti, si nutre della collaborazione di storici, sociologi, politologi e sociolinguisti di diversi paesi europei membri di ARENAS (Analysis of and Responses to Extremist Narratives), progetto finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione europea. ___________________ [1] Si veda Cynthia Miller-Idriss, Hate in the Homeland: The New Global Far Right, Princeton University Press, 2020; e Jessie Daniels, “The Algorithmic Rise of the ‘Alt-Right’”, Contexts, vol. 17, n. 1, 2018. [2] George M. Fredrickson, Racism:

A Short History, Princeton University Press, 2002. [3] Michael Omi, Howard Winant, Racial Formation in the United States, 3a edizione, Routledge, 2014. [4] Matthew D. Lassiter, The Silent Majority: Suburban Politics in the Sunbelt South, Princeton University Press, 2006. [5] Eduardo Bonilla-Silva, Racism without Racists:

Color-Blind Racism and the Persistence of Racial Inequality in America, 5a edizione, Rowman & Littlefield, 2018. [6] James Chase Sanchez, “Trump, the KKK, and the Versatility of White Supremacy Rhetoric”, Journal of Contemporary Rhetoric, vol. 8, 2018. CREDITI FOTO:

L’angelo del focolare – Max Ernst (1937). L'articolo Supremazia bianca proviene da MicroMega.

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