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Giovedì 23 aprile 2026 ore 09:36

Politica

L’ottimismo prematuro della sinistra

Giovedì 23 aprile 2026 ore 07:18 Fonte: MicroMega
L’ottimismo prematuro della sinistra
MicroMega

C’è un’aria frizzante, a sinistra. Meloni è sotto a un treno dopo la vittoria del No al referendum costituzionale sulla riforma della magistratura;

Salvini ha fatto un buco clamoroso a Milano con la piazza semivuota per la manifestazione che avrebbe dovuto essere a favore della remigrazione e poi è diventata un pastone dove c’era dentro di tutto, dai trattori padani ai motociclisti incazzati col sindaco Sala perché non possono più entrare in città coi mezzi vecchi e inquinanti. La sconfitta di Orbán in Ungheria completa il quadro idilliaco.

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein è andata alla “Global Progressive Mobilisation”, il raduno delle sinistre internazionali convocate a Barcellona dal premier spagnolo Pedro Sanchez e ha dichiarato che la destra è in declino e ora tocca a loro: “i nazionalisti di destra hanno vinto alimentando le paure ma adesso le persone hanno iniziato ad avere paura di loro”. Dopo essere tornata dalla Spagna lo ha ribadito in più di una intervista: “il momento è ora”.

C’è un’aria frizzante a sinistra e c’è una notevole dose di ottimismo. C’è pure una consapevole scelta di comunicazione e propaganda.

La realtà però è un’altra cosa. A Milano, nella piazza Duomo di Salvini non-abbastanza-piena e pure non abbastanza chiara nei contenuti la remigrazione c’era, anche se non veniva nominata.

Era lì, in bella evidenza, in prima fila, nella forma di un grande striscione firmato Lega Busto Arsizio: “Remigrazione Ora!” chiedevano i bustocchi.

Milano ha accolto con freddezza il tentativo di Salvini di prendersi la scena. Le strade e le piazze le hanno riempite i suoi oppositori, con i cortei delle associazioni pro migranti, e le hanno riempite certi alleati che hanno cercato di rovinargli la festa.

Forza Italia ha avallato e messo il timbro su una manifestazione di giovani con background migrante a favore dell’integrazione. Ragazze e ragazzi ben vestiti, giacche e cravatte, trucchi curati, qualche velo, proprietà di linguaggio, spirito imprenditoriale.

Liberi professionisti, commercianti e studenti di economia o di scienze politiche che cantavano l’inno di Mameli sventolando il tricolore. Odi a Mazzini in un sabato mattina all’arco della Pace, tra la Milano affluente che faceva colazione ai tavolini dei bar, passeggiava al Parco Sempione, faceva ginnastica al sole di primavera.

Milano però non fa testo, ha il 20 percento di popolazione residente di origine straniera, è multietnica e multiculturale. L’Italia probabilmente somiglia più a Busto Arsizio che a Milano.

L’Italia profonda preoccupata per i rischi della guerra, inchiodata alla crescita zero, invecchiata, spaventata dall’immigrazione. Il sovranismo non è finito, sarebbe un errore darlo per moribondo.

Per un Orbán sconfitto in Ungheria arriva un Radev in Bulgaria: stessa simpatia per Mosca, stesso desiderio di boicottare dall’interno l’Unione Europea. In Germania la Afd è ormai accreditata dai sondaggi come primo partito nonostante un programma elettorale da fare accapponare la pelle, con la cacciata degli stranieri, l’esclusione dei disabili dalle scuole pubbliche, le ronde per le strade.

In Italia i sondaggi accreditano un teorico campo largo di un leggero vantaggio. Ma senza una coalizione solida, unita nel programma, nelle intenzioni, nella condivisione della leadership quante possibilità reali di vittoria hanno le opposizioni?

E oggi non ci sono né una leadership condivisa, con la fuga in avanti di Conte da un lato e l’operazione Salis dall’altro a schiacciare Schlein nel mezzo, né un programma comune. Basti pensare alla politica estera e al nodo delicatissimo dei rapporti con la Russia.

Il presidente dei 5 Stelle dopo avere avanzato la propria autocandidatura alle primarie del campo largo è tornato ad aprire a Mosca, chiedendo di comprare di nuovo il gas russo. Lo fa anche Salvini dall’altra parte, a dimostrazione che lo spirito del gialloverde non è mai morto ma se il potere di interdizione di Salvini sulla politica estera del governo Meloni è molto basso, e gli insulti del propagandista di Putin, Solovyev, a Meloni lo dimostrano, Conte vorrebbe dettare l’agenda.

Un “elefante nella stanza” del campo largo che per ora si fa finta di non vedere. Cullarsi sul No al referendum non basta.

Il No è una indubbia sconfitta di Meloni ma non rappresenta automaticamente una vittoria delle opposizioni e non è prefigurante. Pensarlo significa commettere lo stesso errore che molti commisero nel 1974, dopo il referendum sul divorzio.

Una vittoria storica dei radicali che venne interpretata come la fine della Democrazia Cristiana. Ma la Democrazia Cristiana sopravvisse.

Attenzione alla prevalenza di Busto Arsizio. CREDITI FOTO:

Angelo Bonanni, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Elly Schlein durante i festeggiamenti in piazza Barberini per la vittoria del No al referendum costituzionale, Roma 23 marzo 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO L'articolo L’ottimismo prematuro della sinistra proviene da MicroMega.

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