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Venerdì 24 aprile 2026 ore 20:13

Politica

La democrazia esiste perché hanno vinto i partigiani: la verità che La Russa e i fascisti non hanno mai voluto accettare

Venerdì 24 aprile 2026 ore 20:13 Fonte: Strisciarossa
La democrazia esiste perché hanno vinto i partigiani: la verità che La Russa e i fascisti non hanno mai voluto accettare
Strisciarossa

“Omaggio ai partigiani? Lo farei anche ai caduti di Salò”.

Parole di Ignazio La Russa, colui che riveste la seconda carica dello Stato, animoso “combattente” neofascista (forse lui preferirebbe semplicemente “fascista”: un fatale riconoscimento della sua indole) dall’infanzia e dai tempi del Fronte della Gioventù, asperrimo simbolo di una vecchissima destra che non riesce a raggiungere la maggiore età, che non prova a conoscere la storia prima di provare a riscriverla, che soffre parole come Costituzione, come antifascismo, come democrazia. Sulla soglia degli ottanta anni, il nostro La Russa, esente da qualsiasi preoccupazione, potrebbe concedersi una pausa di riflessione e un sobrio esercizio critico e potrebbe concedere pure qualche consiglio ai suoi successori, a cominciare dalla presidente del Consiglio.

Potrebbe cominciare a considerare che il 25 Aprile, che tanto lo affligge, è la Festa della Liberazione e pure della pace (tra i tanti conflitti d’oggi), Liberazione e pace che significarono cacciata dei nazisti e dei loro affiliati “repubblichini”, tutti, in società, colpevoli di delitti orrendi, come ci ricordano i nomi di Marzabotto, di Boves, di Sant’Anna di Stazzema, della Risiera di San Sabba, colpevoli della deportazione e della morte di migliaia di ebrei e comunque di oppositori del regime fascista, verso la fine di una guerra voluta da Mussolini, dopo altre guerre in Africa e in Spagna, dopo una infinità di morti e di sofferenze, guerre intraprese giusto per soddisfare velleità imperiali e poi  per assecondare l’alleato nazista, contando di “sedere al tavolo del vincitore”, secondo le modalità di una certo miserabile opportunismo fascista. Difficile resistere, anche se gli anni sono diversi e siamo solo al 1938, alla tentazione di citare le “leggi razziali”, a proposito delle quali si era pronunciata, all’esordio del suo mandato, la nostra Giorgia Meloni, nel discorso di insediamento:

“Una macchia indelebile”. Anche in questo caso cancellando “antifascismo”, come se le famigerate leggi fossero il prodotto del cielo e non  una studiata mossa per ingraziarsi l’alleato nazista, poi fiancheggiandolo, al di là della discriminazione e delle farneticanti teorizzazioni, nei fatti, provvedendo in perfetta sintonia alla caccia all’ebreo e all’oppositore, meglio se comunista e pure ebreo.

Se il presidente La Russa riflettesse su queste e su tante altre tragiche vicende, frutto del fascismo italiano, piuttosto che baloccarsi provocatoriamente nella rimozione, capirebbe che a casa sua può piangere la morte di chiunque, perché la pietà umana vale per chiunque, amico o nemico, ma che in pubblico, cioè come rappresentante di una pubblica istituzione, non può impunemente falsificare la storia e confondere il lutto con l’assoluzione. Perché è tutto molto chiaro: c’era chi stava dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata, c’era chi combatteva e moriva per riconquistare la libertà dal nazismo e dal fascismo e chi combatteva per difendere l’uno e l’altro, per consegnare l’Italia ad una orrenda dittatura… Insomma l’equiparazione tra partigiani e camicie nere della Repubblica di Salò proprio non sta in piedi e la “pacificazione”, cui tanto aspira il presidente del Senato, diventa uno slogan, un campionario d’arroganza, di estinzione della memoria e di grossolana propaganda, senza una seria considerazione di ciò che è accaduto davvero e cioè che la repubblica di Salò, guidata da Mussolini dopo l’8 settembre 1943, fu uno stato collaborazionista del regime nazista,  mentre i partigiani rappresentavano le diverse anime della lotta per la liberazione e per la democrazia.

Dopo di che, grazie a quella lotta, arrivò la Repubblica e arrivò la Costituzione e arrivarono finalmente libere elezioni, quelle che avrebbero consentito, quattro decenni dopo, a Giorgio Pisanò, “l’ultima raffica di Salò”, di entrare in Senato, dove incontrò Vittorio Foa, pronto ad una celeberrima risposta quando il parlamentare missino gli chiese di stringere la mano dopo tante battaglie su fronti contrapposti: “Certo, possiamo stringerci la mano.

L’importante è ricordarci che lei è qui, in Parlamento, grazie alla Costituzione e che la Costituzione esiste  perché abbiamo vinto noi. Se aveste vinto voi, io sarei rimasto in galera  e lì sarei morto”.

Poche parole, che restituiscono certezze alla storia e che suggellano  il valore fondativo della Resistenza nella nascita della Repubblica italiana… e che sottintendono una semplice domanda: come sarebbe stata la nostra vita se, dopo Parigi, anche l’Inghilterra si fosse arresa, se l’Unione Sovietica non avesse ricacciato da Stalingrado i tedeschi, se non fosse mai avvenuto lo sbarco in Normandia, se i partigiani non avessero con pochi mezzi a disposizione combattuto la loro guerra… se avesse dominato Hitler dagli Urali all’Atlantico… La sensazione è che la destra italiana non abbia mai cercato di rispondere o abbia risposto tra reticenze, camuffamenti, nostalgie, sconcia retorica, quanto cioè ha concesso spazio ad una teoria di violenze, di attentati, di stragi o di semplici e meno cruente, per fortuna, celebrazioni in camicia nera, tipo i pellegrinaggi a Predappio o i raduni di Acca Larenzia. Mai una convinta presa di coscienza, come se quel passato e le code di quel passato non fossero esistiti, in un cammino di regressione politica e culturale.

Per fortuna, a ristabilire la verità, ancora e chissà per quanto ancora si celebra e si celebrerà il 25 Aprile, anche quando non ci saranno più i testimoni d’allora, soldati nel fango della Grecia o nella neve della Russia, deportati in Germania o combattenti tra “le somme colline”, come scrisse Beppe Fenoglio nel “Partigiano Johnny”, “sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale condizione umana”. Quando ritrova, a costo della vita, la propria libertà.

Ancor più oggi quando le bombe, in Iran, a Gaza, in Ucraina, divorano umanità e speranze. L'articolo La democrazia esiste perché hanno vinto i partigiani: la verità che La Russa e i fascisti non hanno mai voluto accettare proviene da Strisciarossa.

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