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Lunedì 27 aprile 2026 ore 11:58

Politica

Salvate la soldatessa Salis

Lunedì 27 aprile 2026 ore 10:08 Fonte: MicroMega
Salvate la soldatessa Salis
MicroMega

Salvate la soldatessa Salis. Ecco, mi pare un’invocazione sensata davanti ai tentativi ormai quasi ossessivi, mediatici e politici (in Italia le due dimensioni spesso s’intrecciano), di tirare la sindaca di Genova dentro il dibattito e le polemiche sui nomi di eventuali primarie per decidere il candidato premier del centrosinistra.

Silvia Salis meno di un anno fa ha vinto al primo turno le elezioni comunali a Genova, restituendo la città a un governo di centrosinistra. Sta svolgendo bene il suo nuovo mestiere – così dice nei sondaggi la maggiorana dei genovesi – e partecipa al dibattito pubblico anche su temi d’interesse nazionale.

Fa benissimo, del resto nella storia repubblicana i sindaci delle grandi città sono sempre stati a pieno titolo politici nazionali. Mi è piaciuto molto un suo recente commento a proposito delle celebrazioni per il 25 aprile:

“A considerare divisivo il 25 aprile e in generale la Resistenza – ha detto – sono quelli che vorrebbero celebrare anche la repubblica di Salò”. Salis ha un passato da atleta e da dirigente sportiva: è stata più volte campionessa italiana di lancio del martello e dal 2021 al 2025 vicepresidente vicaria del Coni.

Forse il suo prestigioso pedigree sportivo fa pensare ad alcuni che si presterebbe a un passaggio decisamente acrobatico da neosindaca di Genova a candidata alla leadership del centrosinistra. Non glielo auguro e non me lo auguro.

Credo che il nome di Salis sia usato strumentalmente come una specie di arma impropria contro Elly Schlein, dentro l’oziosa polemica del fronte politico-giornalistico dei cosiddetti “riformisti” sulla necessità per il centrosinistra di darsi una guida “moderata” per vincere le prossime elezioni. Personalmente credo sul punto due cose.

La prima riguarda proprio il concetto di “riformismo”: nella storia del pensiero e della politica progressisti riformismo ha sempre significato trasformare radicalmente lo status quo nel senso della giustizia sociale e dei diritti per tutti; trasformare lo status quo senza strappi violenti, con la gradualità di riforme strutturali ma non massimaliste. Oggi il senso della parola è il più delle volte stravolto da tanti che si attribuiscono l’etichetta di riformisti declinandola come marchio di politiche sostanzialmente conservatrici.

Così, questi nuovi “riformisti” si oppongono a qualunque idea, progetto che odori anche lontanamente di “sinistra”. Rifiutano sdegnati la possibilità di una tassa patrimoniale che tolga ai più ricchi per finanziare spese sociali oggi scoperte; storcono la bocca davanti alla proposta di un salario minimo per legge; si accodano alla destra nel proporre leggi illiberali che, giocando orrendamente con questioni terribilmente serie, contrabbandano per antisemitismo ogni contestazione radicale verso Israele.

E arrivano – è capitato con il referendum sulla controriforma della magistratura – a sostenere attivamente i tentativi della destra al governo di colpire l’architettura costituzionale basata sull’equilibrio tra poteri. Io mi ritengo riformista, ma trovo che il riformismo vantato oggi da troppi sia caricaturale.

Il riformismo che vorrei per l’Italia – questa una seconda cosa su cui non ho dubbi – somiglia a quello praticato in Spagna da Pedro Sanchez e dai socialisti spagnoli, che con la riforma del mercato del lavoro varata nel 2021 hanno fatto crescere in tre anni il salario minimo da 735 a 1.184 euro. Così facendo, da una parte hanno portato più giustizia sociale e dall’altra hanno incentivato i consumi interni e fatto crescere il Pil più che in ogni altro paese europeo.

Puntando sulle energie rinnovabili, inoltre, hanno lavorato contro la crisi climatica, ridotto la dipendenza della Spagna dalle importazioni di petrolio e gas, facendo di quello iberico uno dei paesi europei con i prezzi dell’energia più bassi. E il riformismo che voglio non è una riesumazione del “blairismo” – fare politiche di destra chiamandole di sinistra – ma è lo stesso che a New York ha fatto vincere le elezioni a sindaco a Zohran Mamdani, che tassa le case dei super-ricchi potendo così dare trasporti pubblici gratuiti a tutti, e che nel Regno Unito ha trovato un interprete brillante e convincente in Zack Polanski, nuovo leader dei Verdi britannici, nei sondaggi vicini al 20%:

Polanski, da ebreo, chiama genocidio la guerra di sterminio di Israele a Gaza;  da socialista propone una tassa del 2% sui grandi patrimoni con cui affrontare il dramma di centinaia di migliaia di senzatetto; da ecologista mette la transizione ecologica in cima alla sua agenda di governo. Il centrosinistra in Italia vincerà le elezioni se avrà la forza e il coraggio di presentarsi con un volto così.

Tutte le manovre per lanciare questo o quel “papa straniero”, questo o quel “federatore”, non fanno che appesantirne la corsa – siamo già in piena campagna elettorale – e ipotecare la possibilità concreta di mettersi alle spalle l’infelice stagione “melonista”. CREDITI FOTO:

La sindaca di Genova Silvia Salis alla 42/a assemblea dell Anci alla Fiera di Bologna, 13 novembre 2025. ANSA/MICHELE LAPINI L'articolo Salvate la soldatessa Salis proviene da MicroMega.

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